Risposte ai commenti ricevuti al Linux Day 2006

(il testo in italiano e' dopo l'introduzione in inglese)

On October 28th, 2006, the themes contained in the Seven things we're tired to hear from SW hackers and the Free SW Manifesto for all of us were presented at the Italian Linux Day in Rome (report of the event at Linux.com).This is an answer to some comments I received from the participants. If possible, I'll also post an English version some time.

Premessa

Il 28 ottobre 2006 ho partecipato al Linux Day a Roma parlando dei rischi e limiti di alcuni modi di vivere il software libero"(purtroppo dal sito del LugRoma è sparito quasi tutto il materiale pubblicato negli anni scorsi, ma su Linux.com c'e' un resoconto in inglese dell'evento a Roma e in altre parti d'Italia).

Alcuni partecipanti hanno commentato il mio intervento sui loro siti e mi hanno chiesto di rispondere, cosa che faro' in questa pagina. Per chi non fosse stato presente, l'intervento era un riassunto dei miei articoli (in inglese) "Sette cose che siamo stanchi di sentirci dire dagli hacker" e "Un manifesto del software libero per tutti gli altri".

Commenti e risposte

Le pagine che mi sono state segnalate sono "Libera comunicazione o libero software" (LCLS) e "Linux Day Reportage parte 1" (LDR1). Poiche' una parte non trascurabile di queste pagine e' un'approvazione di quanto ho detto, ringrazio gli autori e commentero' soltanto sui punti su cui non siamo d'accordo o su specifiche domande rivolte al sottoscritto, cominciando dalla prima pagina.

LCLS

"Skype non usa il protocollo SIP, quindi i suoi utenti NON possono ignorare il software utilizzato da un utente GNU/Linux (potrebbe infatti trattarsi di Ekiga, che si appoggia sul SIP). E' vero anche l'inverso: un utente Ekiga attualmente NON puo' ignorare il software utilizzato da un utente Windows, in quanto gli sviluppatori di Skype non sembrano intenzionati a rendere il loro programma compatibile con il protocollo SIP. Che cosa farebbe in questo caso un fautore della libera comunicazione?"

Premetto che finora ho usato Skype, Ekiga o qualsiasi altro software VoIP troppo poco per farmi un'idea ragionata dei relativi meriti e di quanto si perde (o guadagna) comunicando con uno di questi protocolli anziche' con un altro. Detto questo, la prima cosa che risponderei a una domanda del genere e':

  • sono d'accordo con il lettore che ha risposto "Fossi io a trovarmi in una situazione del genere userei Skype all'inizio... poi alla prima buona occasione farei installare Ekiga".
  • meglio un client VoIP proprietario che usa uno standard non proprietario riconosciuto a livello internazionale (ISO e simili) di uno GPL con un suo protocollo non standard, soprattutto se questo client GPL non e' ancora disponibile come eseguibile su tutti i sistemi operativi (e quindi solo un programmatore saprebbe installarlo sul proprio computer)

subito dopo, pero', preciserei che tali raccomandazioni sono importanti e obbligatorie soltanto in situazioni ufficiali e pubbliche. Un sito web pubblico o aziendale ha il dovere di non imporre protocolli e formati proprietari: nel primo caso perche' e' pagato con le nostre tasse, nel secondo perché e' contro l'interesse aziendale non essere accessibile a quanti piu' clienti possibile. Idem quando un privato deve comunicare la prima volta, per qualsiasi motivo, con un altro privato che non conosce. In tutti gli altri casi non ha importanza, nel senso che ci rimettono, se decidono per formati proprietari, soltanto le parti in causa.

E' lo stesso discorso della netiquette su mailing list e newsgroup: evitare l'HTML, fare solo bottom quoting, farlo solo dopo aver tagliato le parti non necessarie del messaggio originale, non rompere il threading, non cambiare argomento.... sono tutte norme indispensabili di buona educazione e civilta', proprio come non pubblicare in formati proprietari su web quando si agisce in pubblico e/o come servizio pubblico. Ma come si scrivono o telefonano due amici o due colleghi della stessa ditta sono solo affari loro. Per la cronaca, su questo argomento c'è una mia personale guida a come usare la posta elettronica in pubblico senza brutte figure, e i veri motivi per farlo

LDR1

"Fioretti si chiede come mai non ci siano pubblicazioni che incoraggino i genitori all'educazione dei propri figli verso il free software. La mia risposta... e' stata che l'uso di Linux viene spesso associato ad una morbosita' mentale verso l'informatica. Chi usa Linux deve essere uno smanettone altrimenti non si capisce per quale altro motivo possa rinunciare al semplice setup.exe di Windows. Questa e' davvero una visione da sradicare".

non potrei essere piu' d'accordo. Ma il problema che io cerco di segnalare e' che la profonda (anche se spesso inconscia) convinzione che chi usa Linux deve "essere uno smanettone" spesso oggi ce l'hanno quelli che Linux gia' lo usano, ed e' proprio questo che finisce per tenere gli altri lontani.

"Il discorso dei dati era stato introdotto da Fioretti con l'esempio del client di posta elettronica. Io devo poter essere libero di passare da un client all'altro NON importando i dati dell'altro client MA usando quegli stessi dati. Le parole di Fioretti mi sembravano sottindendere una domanda implicita sulla reale necessita' di tutti questi client."

No, non c'era affatto una domanda implicita di questo genere. Io sono convinto che meno formati (ovviamente liberi) ci sono per ogni specifico problema (elaborazione testi, grafica vettoriale, configurazione posta elettronica eccetera) meglio e' per tutti, dalla societa' ad ogni singola persona. Pero' sono altrettanto convinto che piu' programmi software (=INTERFACCE!) diversi ci sono per elaborare le informazioni e meglio e': primo perche' cosi' ognuno puo' trovare, creare o modificare liberamente l'interfaccia che piu' si adatta alle sue esigenze specifiche, secondo perche' solo cosi' si possono sperimentare velocemente idee nuove ed effettivamente utili al bene comune. L'umanita' e' passata in pochi secoli dal torchio da stampa alla stilografica, al fax e a Internet proprio perche' l'alfabeto e' rimasto praticamente invariato nello stesso intervallo di tempo. Se ogni generazione avesse perso tempo a sperimentare nuovi alfabeti (=formati di dati), riscrivendo da capo tutto quello che c'era, saremmo ancora alla penna d'oca.

"Al discorso della diversita', poi, io porgo una risposta piu' radicale. Troppo spesso c'e' della gente che si alza la mattina e crede di avere avuto la soluzione del secolo. Calmi. Sono passati decenni da quando Richard Stallman, DA SOLO, ha intrapreso il cammino che ci ha portati fino a qui. Prima di cambiare capitano io ci andrei un attimo cauti."

I problemi che pongo io sono in un certo senso ortogonali a quelli che si fa Stallman e non mi propongo certo come suo sostituto. A parte questo, io non dico che la GPL e' superata, nel senso che non vale piu' niente. Io dico non e' piu' sufficiente propagandare il software libero fine a se' stesso, partendo solo da GPL e manifesto GNU, poiche' nei due soli decenni da quando sono stati pubblicati siamo passati da un mondo in cui solo pochissimi specialisti usavano i computer a uno in cui (almeno nelle societa' occidentali) quasi tutti sono costretti a usarli, o a subirne direttamente le conseguenze quando altri li usano a sproposito.

"Fioretti ha poi giustamente sottolineato che finche' Linux non supportera' adeguatamente l'hardware datato e quindi lento, non si potra' parlare di liberta' per tutti. A questo rispondo in un solo modo. Linux deve riuscire a diventare preinstallato."

Se Linux "diventasse preinstallato" sarei felicissimo, ma non vedo che c'entra col problema sollevato da me, quindi forse mi sono spiegato male. Io mi stavo riferendo ad hardware usato che, come desktop, e' gia' datato oggi. Supponiamo di trovare domattina in negozio un sistema Atlon Dual Core con dischi SATA chipset wi-fi, audio 5:1, chipset grafico nVidia di ultima generazione... tutto supportato al 100% da driver GPL e con una qualsiasi distribuzione Linux del 2006 gia' installata. Fantastico, ma questo non cambierebbe di una virgola il fatto che i PC di 4/5 anni fa sarebbero inutilizzabili, perche' troppo lenti, con quella stessa distribuzione. O che, se fossero stati venduti con Linux preinstallato quand'erano nuovi, oggi sarebbero ugualmente inutilizzabili come desktop perche':

  • avrebbero bisogno di compatibilita' OpenDocument, HTML4, GPG, IMAP... quindi qualsiasi distribuzione del 2001 sarebbe inutile, oltre che piena di bachi e qualsiasi desktop Linux user friendly del 2006 sarebbe non installabile perche' il disco e' troppo piccolo o la RAM troppo poca perfino per l'installer o se anche lo si installasse girerebbe tanto lentamente da essere inutilizzabile
  • cambiare disco, aggiungere RAM e simili potrebbe non essere piu' possibile. Per chi non e' un esperto d'informatica con parecchio tempo libero non e' affatto facile capire di quali pezzi ha bisogno un PC antiquato e montarli (ammesso di riuscire a trovarli, ovviamente!)

"Fioretti ha ottenuto poi un grande consendo di pubblico quando ha fatto l'esempio del codice di SSH. Andate da Ikea - diceva lui - e chiedete ad N persone, con N grande a piacere, se si sente piu' libera ora che il codice di SSH e' disponibile. Trovo incredibile questo ragionamento. Primo perche' N non puo' essere grande a piacere visto che da Ikea quel giorno potrei esserci anche io.

potrei esserci anche io, ovviamente. Ma questo non toglie che, al di fuori di una facolta' scientifica o di un Linux Day, la percentuale di gente a cui interessa il codice di SSH sara' sempre vicina allo zero. Ovvero, tornando al mio intervento, che finche' si porra' il problema in quei termini si rimarra' chiusi in un ghetto autoimposto.

"Secondo perche' la gente non e' tenuta a capire tutti i risvolti entro cui potrebbe essere racchiusa la loro liberta'"

Concordo ancora, ma vedi quanto ho gia' detto sopra sugli "smanettoni". Il problema non e' che la gente non e' tenuta a capire tutti i risvolti. Io ho scritto esplicitamente nelle mie slide che la gente ha tutto il diritto di farlo e che sono gli hacker a non doverlo dimenticare mai, sempre per non chiudersi in un ghetto da soli.

"Se Richard Stallman vuole il codice di SSH ebbene io combattero' come un fedele soldato per averlo. Punto."

Se Stallman vuole la liberta' di scrivere, condividere e mantenere "Free as in Freedom" fino alla fine dei secoli del codice per connettersi a computer remoti in maniera assolutamente sicura ha tutto il mio appoggio e la mia approvazione. Idem se vuole impedire ad altri di sfruttare il frutto del suo lavoro.

Appropriarsi invece, in nome del software "libero", di codice scritto da zero da altri, cioe' pretendere che debbano rilasciarlo sotto GPL o licenze equivalenti (so che non e' affatto il discorso che sta facendo l'autore di quella pagina, lo dico solo per completezza)...no, questo non potrei proprio approvarlo. Come ho detto al Linux Day, e parecchie altre volte prima di quell'occasione, non riesco proprio a dire "perche' si sia tutti liberi, voi dovete creare e distribuire software solo come piace a me" senza sbottare a ridere oppure cadere in depressione.

In ogni caso, SSH e le altre citazioni simili nel mio intervento avevano il solo scopo di dimostrare quanto molti fautori del software libero si ostinino a usare linguaggi e argomenti assolutamente incomprensibili o irrilevanti per chiunque altro, partendo dalla convinzione piu' o meno inconscia, ma sempre errata, che tutti vogliano o possano diventare programmatori, o che questo sia necessario per il bene dell'umanita'

"Fioretti e' poi a mio avviso caduto in una chiara contraddizione. Parlando della possibilita' per i vari client di posta elettronica di accordarsi per un file di dati e configurazioni comune aveva aggiunto - non dovendo competere possono accordarsi.

si', se tutti quei client sono software libero, i loro autori possono accordarsi direttamente.

Poi, verso la fine dell'intervento, ha sostenuto che - nessuna delle due cose (dati e configurazioni ndr) dipende intrinsecamente dalla licenza.. Ma come?? Prima mi dici che grazie alla licenza che non ci mette in competizione possiamo accordarci su formati e configurazioni ed ora invece dici che la licenza non c'entra??".

Certo che lo dico. Dov'e' l'inesattezza o la contraddizione? Mi sembra casomai che qui ci sia confusione fra licenza di un formato dati e licenza del software che lo usa. Il "segreto" sta proprio nel non confondere le due cose. Chiedo scusa se ho contribuito a un tale equivoco.

Lo ripeto: la liberta' (nel senso GNU del termine) di un protocollo o formato dati NON dipende intrinsecamente dalla licenza del software che lo usa. I formati proprietari come quello di Word sono utilizzabili senza limitazioni solo con software proprietario, ma il contrario non e' vero per niente. Esistono sicuramente centinaia di programmi proprietari che parlano TCP/IP, Photoshop gestisce felicemente jpeg e png, i file ASCII possono essere scritti e letti senza limitazione sia da GNU Emacs che da Notepad o Word...

I formati sono intrinsicamente indipendenti dai software che li elaborano, e devono arrivare a esserlo anche in pratica. Indipendentemente dalle licenze del software.

Tornando all'esempio dei client email:

  1. il formato dei loro file di configurazione dovrebbe essere unico e libero
  2. si possono scrivere sia client GPL che proprietari compatibili con esso
  3. gli autori di programmi proprietari cercherebbero ovviamente di evitare questa compatibilita', per non perdere i loro clienti
  4. ma quelli di software libero non hanno alcun motivo del genere per farlo, quindi e' ancora piu' grave e meno comprensibile se non lo fanno

"Infine Fioretti ha sottolineato come siano comunque ancora molti i pericoli per il software libero... abbiamo i brevetti software... il trusted computing... Di nuovo sono sorpreso. La soluzione c'e', e' sotto gli occhi di tutti e si chiama GPL3."

Personalmente, del fatto che la GPL3 sia la soluzione non sono affatto convinto, non ancora almeno, ma questo e' davvero irrilevante al momento. Il tema dell'intervento di cui stiamo discutendo qui e' solo "rischi e limiti di alcuni modi di vivere il software libero": ebbene, per me uno di questi rischi e' proprio il fatto che gli hacker, se non cambiano linguaggio e prospettiva, non riusciranno mai a convincere piu' di una persona su 100000 che brevetti software, trusted computing e via dicendo sono un pericolo per tutti.

Cio' che volevo sottolineare col mio intervento e' solo il fatto che, proprio perche' questi pericoli esistono per tutti, qualunque sia la soluzione bisogna smetterla di spiegarli in un modo che per quasi tutti e', che ci piaccia o no, incomprensibile o irrilevante.

Insomma, per riassumere il mio intervento con una frase, il problema non è se Marco, Gnuliano e Tuxiano sono d'accordo su tutto oppure no, oppure chi di loro ha ragione e quando: il problema è che, usando il linguaggio e le priorita' di Stallman, il famoso "pubblico di Ikea" non capirebbe affatto di che stanno parlando, anche se riguarda pure loro.

Sperando di essermi spiegato chiaramente, ringrazio ancora gli autori dei blog per il loro interesse e rimango a disposizione di chiunque voglia discutere di questi temi!

Alla prossima,

Marco Fioretti (marco, at : digifreedom.net)